venerdì, 06 ottobre 2006
San Pietroburgo, giugno 2006
 
Il Poeta, durante la notte bianca di qualche mese prima, le disse: "Sì che la notte esiste. La notte comincia quando cammino, nell'attimo in cui vorrei tu fossi con me, e non capisco perché tu non sei con me, e all'improvviso tu appari da lontano. Questa è la notte, nella notte senza notte. E tu sei troppo bella per essere una scrittrice". Lei gli credette, e non seppe in quel momento se voler essere solo bella o solo scrittrice. Il Poeta le aveva detto che non era possibile che entrambe le cose coesistessero. E lei, soprattutto, non avrebbe mai rinunciato alla notte. Alla notte del Poeta. Desiderò che il suo destino fosse diventare la musa degli scrittori che aveva conosciuto e ammaliato senza volerlo, ispirare le parole e regalargliele accompagnandole con la sua bellezza, in silenzio. Loro avrebbero saputo cosa farne, lei si sarebbe persa nella notte scritta da uno di loro, la notte che lei stessa aveva creato con la sua assenza, l'unica lunga infinita notte bianca.

(Ma fu un attimo, un miraggio che offuscava. 
Io non avrei potuto che vivere nella scrittura. La mia, e non la sua.)


Tutto, o quasi, sulle categorie presenti in Barhatnaya

La prima categoria, progetto editoriale, è dedicata alla presentazione del mio multiromanzo e della sua costruzione/scomposizione.
Un discorso articolato su vari livelli, che spiega il mio modo di scrivere e come sono arrivata a lavorare, negli ultimi cinque anni, sulle singole parole, le frasi, i frammenti, le connessioni tra diverse unità narrative. Da qui si snodano varie sottocategorie, che conducono, attraverso tappe intermedie, ai veri e propri testi.
Una di queste, scritti sulla schiena, raccoglie racconti, poesie e deliri di anni andati, di cui alcuni già pubblicati su riviste letterarie.

In rufrita/brividi sulla schiena troverete l'elaborazione in chiave letteraria e critica di episodi di vita quotidiana e temi scottanti che riguardano la Russia, vissuta e sentita da lontano e da vicino, per restituirla a me e a voi senza la percezione stereotipata che purtroppo oggi affolla gran parte dei media occidentali - con racconti/reportage e cronache poetiche che si allargano a Roma, alla terra di Puglia e le sue grotte, a Parigi, alla Normandia e le sue abbazie, in un continuo gioco di rimandi geometrici.


In poesia e letteratura russa nell'arco di schiena parlerò degli scenari attuali che si muovono, tacciono e si amplificano a Mosca, San Pietroburgo e in provincia, e di come arrivano - se arrivano - in Francia e in Italia.
In questa categoria dedicherò uno spazio speciale alla letteratura dell’erranza e dell’esilio, che ha visto e vede protagonisti del "triangolo culturale" numerosi scrittori di frontiera.

la schiena di saša è una sezione dedicata alla storia e al lavoro di Alexandr, mio sposo, sociologo moscovita, compagno di incroci planetari e scherzi ravvicinati su divani di vari paesi, di letture e scritture, di viaggi e attese. A lui devo le infinite combinazioni linguistiche, spaziali e di pelle/i che mi hanno dato fiducia e forza nell'affrontare una volta per tutte il mio mestiere-missione di scrittore. Nonché il nome di questo blog.
Racconterò qui le sue ricerche in Russia e in Francia, la storia della sua famiglia e dei suoi amici, il percorso fatto insieme finora e le idee di lavori comuni che stiamo per realizzare.

lezioni pietroburghesi su appositi schienali racconta l'inestimabile esperienza presso la facoltà di Filologia romanza all’Universita statale di San Pietroburgo, dove ho insegnato quest’anno Letteratura italiana.
Ho registrato tutte le lezioni, una vera miniera di sguardi, suoni, provocazioni, scritture, ripensamenti, domande, risposte ris-poesie che ho raccolto per vedere - forse per la prima volta - la città dove sono nata, e che ho lasciato per tanto tempo. 
Le studentesse - tra cui Dilyara, Alexandra, Ecaterina, Svetlana e Olga - mi hanno aiutata a riscoprire le scombinate sottigliezze russe, e a ri-trascrivere l'Italia (e in parte anche la Francia) con nuovi codici di accesso.
Una parte di me le accompagna nel cammino, fatto di tanto lavoro e studio, e io di loro porto con me e su di me gli occhi e le voci, che continuano a svelarmi indizi preziosi.

In cadute di schiena vi parlerò dell'alcolismo in Russia (e non solo), e dei Centri che operano a favore delle donne e degli uomini vittime di violenze. 

Un padre con la schiena rotta, è uno scrittore di teatro. Un padre che ancora non conosco, padre più di altre persone che mio. Qui presentazione ed estratti delle sue opere, in contrappunto con le mie - il più delle volte - obiezioni.

Una madre con la schiena china è un'ex professoressa universitaria di Storia medioevale, che dopo un ictus fa fatica ad articolare le parole. La zona del linguaggio inquinata, lei che mi ha sempre inondata di frasi allo sfinimento. I suoi studi senza tregua né orari, che voglio far rivivere e proseguire in questa sede, clemente con gli spazi bianchi, le amnesie e le sillabe che incespicano l'una sull'altra.

 (à suivre)

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categoria:02 categorie
giovedì, 05 ottobre 2006

Barhatnaya spinka in russo vuol dire dos de velours, schiena di velluto.
Un'espressione che porta lontano e più lontano lungo una schiena infinita, lunga come quella dell’”Odalisca” di Ingrès e forse anche più lunga. Baudelaire aveva rimproverato al famoso pittore la sproporzione di quella schiena.
Nella schiena si annidano segreti e intimità, si dipanano intrecci di rovine, si accatastano strati di pelle, si stanziano i nei più grandi, si snodano chilometri di esplosioni elettriche che vanno verso l'angolo ruvido delle spalle - o verso il punto stretto della vita, ad allargarsi nei fianchi come un ventaglio-farfalla. Almeno nella mia.

Sulle infinite schiene di velluto riposano le guerre che ingoio
ogni giorno

Questo pensai un pomeriggio di aprile di alcuni anni fa, prima che le spirali mi avvolgessero.

E ora che le attraverso è giunto il momento di spiegare: questo blog scrive le connessioni tra vari Paesi - Italia, Francia, Russia - e varie lingue. Anelli, rimbalzi, opposizioni, riavvicinamenti.

Non voglio in questa sede "fare informazione", né imbattermi in analisi storico-politiche. Ma tentare avvistamenti e lasciare modellarli dalla scrittura, che nei vari livelli di realtà/immaginario si muove, proponendo nuove forme di espressione e combinazioni possibili.

Abbazia-corpo-esilio linguistico.
Tre spazi, tre tempi, tre libri. E ancor più. Continue sovrapposizioni.

Barhatnaya Spinka è un unico grande romanzo circolare che si allarga verso l’alto e verso il basso, come una schiena, da cui partono altre nervature, scheletri, linee accavallate, discorsi.  E che si riempirà a poco a poco, senza sapere dove arriverà, se cadrà in un’involuzione o si determinerà in un sublime gioco di recuperi e sorpassi.

Le categorie – che non sono in ordine alfabetico né di importanza – vi aiuteranno a capire.
Anche il progetto editoriale - Barhatnaya spinka/Dos de velours/Schiena di velluto: scritture di connessioni, erranze, eruzioni e abissi tra Roma, Parigi e San Pietroburgo - fa parte del romanzo: ne è l’ideale prefazione e conclusione.

Non dare le spalle, mi hanno sempre detto quando ero piccola. Ma coloro che amo e che mi amano, nell'elevazione come nell'abisso, hanno amato prima la mia schiena e poi me. 
E allora un benvenuto a voi, di schiena.

FKB

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categoria:01 introduzione di schiena