Scritture di connessione e di erranza tra Roma, Parigi e San Pietroburgo
chi sono
Nome: Francesca di Mattia Bikbova Scrittrice-pellegrina.
E poi ricercatrice e responsabile di progetti di cooperazione culturale tra l'Italia, la Francia e la Russia.
Per vari motivi sono una sopravvissuta. Una ferita stava per uccidermi. Tatuaggi non voluti. Stelle di fuoco imponenti che non scompariranno mai.
Ho lottato. Per guarire e salvarmi da me stessa (e dalla mia violenza) ho racchiuso la vita nella scrittura. Ora mi trovo al confine fra tre lingue, il russo, il francese e l'italiano. E ho cominciato a sperimentare la migrazione delle parole: giocare con la mia molteplice identità linguistica e geografica per incontrare, diventare e fare il mondo. Che sento amico e sospetto nello stesso tempo: un mondo sovvertito, rovesciato, mitologico. Un sistema cosmogonico ideale, una nuova "cité des dames" - sulla falsariga di quella di Christine De Pisan, o dell’utopistico convento di Trémènes che abita l’Archaos di Christiane Rochefort.
Penso di essere una delle poche persone ad aver lasciato un posto fisso in Italia, in nome della mia libertà intellettuale. Il primo gennaio 2005 sono partita da Roma con la mia macchina, per Parigi e la Normandia. E più tardi per la Russia. Non mi sono mai pentita di questa scelta, anche se ora vivo nella precarietà. Ho deciso di seguire la mia vera passione-missione, la scrittura, e sono stata ricompensata con la conoscenza e il sostegno di persone straordinarie, provenienti da ogni parte del mondo.
Credo nella scrittura itinerante, di segni e di terra, di fatica e rovine, e il mio progetto letterario l'ho chiamato in tre lingue: "Barhatnaya spinka/Dos de velours/Schiena di velluto: scritture di connessioni, erranze, eruzioni e abissi tra Roma, Parigi e San Pietroburgo". Perché in questi tre universi mio malgrado mi muovo, mai paga, mai pacata, mai sazia.
Qui inserirò i vari segmenti di questa "ambigua città ideale", la mia fortezza errante.
Tre ultimi svelamenti: passo ore intere, in solitudine eremitica, nelle abbazie di Sant'Antimo, Jumièges e Suzdal; devo la vita, in scrittura, ad altre due donne di frontiera, la francese Federica Koltès e la russa Frida K. Baskova (vedrete le loro tracce incrociarsi con le mie), che progressivamente e caleidoscopicamente, con le loro parole, mi hanno concepita e creata; pubblicherò il mio primo romanzo nella seconda metà del 2008.
La carta di non-identità completa in "sottozero".