venerdì, 30 novembre 2007
Mi sveglio. Qualcosa si muove sul viso. Una trasparenza intrecciata. Mi guardo allo specchio. Cambio espressione in un batter d'occhio, ma quello che è sullo sfondo, il pre-viso, non cambia. Solo un velo sottile che si sposta lasciando visibile il calco di me. E leggo la frase di lui: Verbalizzare la sofferenza è come fotografare l'agonia delle stelle.
postato da: Barhatnaya alle ore 18:32 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   30 Novembre 2007 - 18:44
 
felice di essere, per caso, capitato qua...saluti
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AHimsa

#2   05 Dicembre 2007 - 15:38
 
hai bisogno di lasciare aperto l'obiettivo a lungo, aspettando il boato silenzioso del ritardo di una morte che c'è già quando ancora la luce brilla. così come nella sofferenza brilla la luce intensamente della vita. LA sofferenza non è spegnimento, ma la profezia della morte si può vedere anche in pieno giorno.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mariodesantiss

Commenti

categoria:04 scritti sulla schiena