Mi sveglio. Qualcosa si muove sul viso. Una trasparenza intrecciata. Mi guardo allo specchio. Cambio espressione in un batter d'occhio, ma quello che è sullo sfondo, il pre-viso, non cambia. Solo un velo sottile che si sposta lasciando visibile il calco di me.
E leggo la frase di lui:
Verbalizzare la sofferenza è come fotografare l'agonia delle stelle.
postato da: Barhatnaya alle ore 18:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:04 scritti sulla schiena
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