giovedì, 05 ottobre 2006

Barhatnaya spinka in russo vuol dire dos de velours, schiena di velluto.
Un'espressione che porta lontano e più lontano lungo una schiena infinita, lunga come quella dell’”Odalisca” di Ingrès e forse anche più lunga. Baudelaire aveva rimproverato al famoso pittore la sproporzione di quella schiena.
Nella schiena si annidano segreti e intimità, si dipanano intrecci di rovine, si accatastano strati di pelle, si stanziano i nei più grandi, si snodano chilometri di esplosioni elettriche che vanno verso l'angolo ruvido delle spalle - o verso il punto stretto della vita, ad allargarsi nei fianchi come un ventaglio-farfalla. Almeno nella mia.

Sulle infinite schiene di velluto riposano le guerre che ingoio
ogni giorno

Questo pensai un pomeriggio di aprile di alcuni anni fa, prima che le spirali mi avvolgessero.

E ora che le attraverso è giunto il momento di spiegare: questo blog scrive le connessioni tra vari Paesi - Italia, Francia, Russia - e varie lingue. Anelli, rimbalzi, opposizioni, riavvicinamenti.

Non voglio in questa sede "fare informazione", né imbattermi in analisi storico-politiche. Ma tentare avvistamenti e lasciare modellarli dalla scrittura, che nei vari livelli di realtà/immaginario si muove, proponendo nuove forme di espressione e combinazioni possibili.

Abbazia-corpo-esilio linguistico.
Tre spazi, tre tempi, tre libri. E ancor più. Continue sovrapposizioni.

Barhatnaya Spinka è un unico grande romanzo circolare che si allarga verso l’alto e verso il basso, come una schiena, da cui partono altre nervature, scheletri, linee accavallate, discorsi.  E che si riempirà a poco a poco, senza sapere dove arriverà, se cadrà in un’involuzione o si determinerà in un sublime gioco di recuperi e sorpassi.

Le categorie – che non sono in ordine alfabetico né di importanza – vi aiuteranno a capire.
Anche il progetto editoriale - Barhatnaya spinka/Dos de velours/Schiena di velluto: scritture di connessioni, erranze, eruzioni e abissi tra Roma, Parigi e San Pietroburgo - fa parte del romanzo: ne è l’ideale prefazione e conclusione.

Non dare le spalle, mi hanno sempre detto quando ero piccola. Ma coloro che amo e che mi amano, nell'elevazione come nell'abisso, hanno amato prima la mia schiena e poi me. 
E allora un benvenuto a voi, di schiena.

FKB

postato da: Barhatnaya alle ore 01:55 | Permalink | commenti
categoria:01 introduzione di schiena