domenica, 14 ottobre 2007
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categoria:05 la schiena di saša
sabato, 07 aprile 2007

(ascoltando e guardando la versione acustica di While my guitar gently weeps, una delle prime canzoni che ho amato. Grazie S.)

 

- Da oggi mi trovate anche sul blog  Sorelle d’Italia, qui. Un'iniziativa giovane e forte.

 

- Vi segnalo inoltre il mio ultimo articolo pubblicato su Wuzsulla Fiera Expolangues che si è tenuta a Parigi, e in cui la Russia è stata "ospite d'onore".

 

- Ultime notizie da Mosca riportate anche su Sorelle d’Italia:

Le azioni di protesta degli studenti moscoviti, nonostante le intimidazioni, continuano.
Il primo aprile - ironia della sorte - una cinquantina di persone hanno manifestato pacificamente all'ingresso della facoltà, in occasione della giornata "a porte aperte" destinata ai futuri studenti e ai genitori, ma sono state bloccate da studenti del primo anno "reclutati" dal preside.
I
l 3 aprile hanno avuto luogo due conferenze stampa: nella prima, indetta dall'amministrazione della facoltà, il preside ha affermato che "va tutto bene" e le domande rivolte dal gruppo OD sono state sistematicamente ignorate. Nella seconda, organizzata dall'agenzia RIA Novosti, insegnanti e sociologi hanno ribadito il loro appoggio agli studenti, hanno messo in discussione la competenza scientifica del preside e ne hanno chiesto le dimissioni. E' stato proposto inoltre di creare una commissione interdisciplinare per valutare la qualità dell’insegnamento presso la facoltà, e il rettore dell'università ha invitato a risolvere i problemi pratici quanto prima.

E' una fase delicata, questa. Ora è indispensabile che il gruppo si allarghi, e tanto. Che gli studenti reticenti o impauriti prendano posizione. Per andare al di là della repressione e delle strumentalizzazioni.

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categoria:05 la schiena di saša, 06 rufrita/brividi sulla schiena, 11 io e wuz
domenica, 25 marzo 2007

Continua la lotta degli studenti della facoltà di Sociologia di Mosca, malgrado le continue provocazioni, anche violente, da parte dell’amministrazione.

Alcuni famosi sociologi russi, tra cui Vladimir Yadov et Tatiana Zaslavskaya, hanno espresso la loro solidarietà e il loro appoggio, così come alcune istituzioni internazionali, tra cui l’American Sociological Association, che ha lanciato un appello in favore degli studenti.

La stampa internazionale nell’ultima settimana si è mossa: i corrispondenti di Le Monde, Le Figaro, U.S. Week e New York Times hanno intervistato gli studenti russi, e dato voce alle loro rivendicazioni. 

 

Sì, ma.

 

Ma in questi giorni proseguono gli atti repressivi da parte dell’amministrazione: alcuni studenti, riuniti con insegnanti di altre facoltà, sono stati arrestati dalla polizia per un’ora e mezza. Nessuna accusa formale, nessun verbale. Solo il “consiglio” di interrompere le proteste. E poi aggressioni verbali e provocazioni fisiche da parte di chi, tra le mura dell'università, non vuole compromettersi.

Ciliegina sulla torta: il 19 marzo, il preside ha invitato i professori della facoltà a prendere le distanze dagli studenti, che considera dei “ribelli estremisti che minacciano l’ordine pubblico”. Questa accusa comincia ad essere alimentata dai media conservatori, e vi è il rischio che gli studenti siano controllati dall’FSB in quanto “soggetti pericolosi”.

Gli studenti continuano ad organizzare varie iniziative, ma la loro posizione è fragile ed è necessario un sostegno compatto dall’esterno.

Per aiutarli a distanza, lo ripeto ancora, si può firmare la petizione che si trova su Internet a questo indirizzo:

www.od-group.org/page.php?page=sign

  

Aggiornamenti: Sull'ultimo numero del giornale La Tribuna, a pagina 8, trovate questo articolo.

Il Manifesto del 27 marzo ha pubblicato una sintesi di quanto ho scritto finora sul blog

Nel sito degli studenti aumentano le firme di italiane e italiani. Grazie - спасибо - da Mosca.

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categoria:04 scritti sulla schiena, 05 la schiena di saša
giovedì, 15 marzo 2007

(Non avevo pensato di pubblicare qualcosa sul blog prima del mio ritorno a Parigi. Ma la vita supera ogni proposito. Presento qui un breve articolo su quello che sta accadendo a Mosca e un’intervista al sociologo Alexander Bikbov, il Saša che alcuni di voi conoscono.)

 

Dal 27 febbraio un gruppo di studenti della Facoltà di Sociologia dell’Università statale di Mosca Lomonossov (MGU) ha cominciato le attività di protesta contro le condizioni insostenibili in cui vivono, a cui il preside ha risposto con un atteggiamento violento e repressivo. In seguito gli studenti hanno formulato una lista di rivendicazioni, i cui dettagli si trovano nel comunicato in italiano pubblicato nel post precedente.

L’evento ha avuto una larga risonanza, nella stampa, alla radio, e nella facoltà stessa, dove gli studenti - circa duemila - si sono accorti della presenza di un’opposizione interna. A questo punto il gruppo di base ha iniziato ad elaborare un programma, e sul suo sito Internet ha pubblicato gli sviluppi della situazione e le testimonianze di altri studenti. Tra queste, colpisce la lettera di una ragazza, che racconta del pagamento effettuato dal padre per garantire il buon esito del test d’accesso alla facoltà. Una vera e propria “vendita di posti”. Dopo il test, che per legge deve restare anonimo ed essere inviato ad una Commissione esterna, si è formata una coda di trenta persone all’ingresso di un’aula, dove il personale amministrativo ha recuperato i test e li ha corretti di fronte ai futuri studenti, assegnando i voti a seconda del pagamento effettuato in precedenza dai genitori, per mandarli poi alla Commissione esterna in forma anonima. Una prassi del tutto regolare, in apparenza.

E ancora: le studentesse non possono portare le gonne sopra il ginocchio, e sono proibite le gomme da masticare, perché si suppone che dopo essere state sputate vengano attaccate ai tavoli e danneggino i locali della facoltà.

Ma uno dei motivi più forti di protesta, oltre al sovraffollamento della aule e alla mancanza degli impianti di aerazione, è l’umiliazione subita per entrare in facoltà. E’ obbligatorio avere un badge speciale, altrimenti non si può passare al di là del tornello (la carta dello studente e quella del professore non bastano). Un episodio su tutti: una ragazza ha prestato il suo badge alla sorella incinta che aveva bisogno urgente del bagno, i vigili hanno scoperto che esso non corrispondeva al nome della studentessa ed hanno impedito alla ragazza di passare. In seguito il vicepreside ha  convocato le due sorelle, ha urlato che non è possibile infrangere il regolamento malgrado le circostanze e ha messo una nota grave alla studentessa (si tenga presente che due note gravi determinano l’espulsione automatica dalla facoltà).

Questo e altro per capire che il clima si è fatto irrespirabile – non solo metaforicamente – e che gli studenti sono ormai pronti a far valere i propri diritti.

Una testimonianza preziosa è quella del sociologo Alexander Bikbov, insegnante di Sociologia del sapere presso l’Università di Scienze Umane - RGGU a Mosca, redattore della rivista Logos e coordinatore del gruppo di ricerca NORI.

 

Alexander, cosa sta succedendo?

 

Mi sono trovato coinvolto in questi avvenimenti fin dall'inizio. Come ex studente della facoltà, che ha seguito la costituzione progressiva di questo sistema di disciplina, che mette al di sopra di tutto il controllo fisico al posto dello sviluppo delle conoscenze, e come persona che ha comunicato in tutti questi anni con gli studenti e altri professori, posso dire che recentemente la censura anti-intellettuale e le condizioni di vita all’interno della facoltà sono molto peggiorate.

Tra il 2002 e il 2006 ho reagito alle situazioni di degrado della facoltà e ho pubblicato alcuni articoli, in cui analizzo e critico la strategia educativa e la politica dell’amministrazione della facoltà. Nei volantini distribuiti alla fine di febbraio gli studenti hanno citato uno dei miei articoli riguardanti la vera e propria campagna in favore della pena di morte, portata avanti dal preside.

Attualmente la facoltà è una piccola “scatola” sovrappopolata, dove studenti e professori sono considerati dall’amministrazione una “macchina da soldi”, da cui ricavare il massimo guadagno. Questo avviene per esempio con i genitori degli studenti, che purtroppo sono disposti a pagare – legalmente e non – per far ottenere un posto in facoltà ai loro figli. E succede anche con gli insegnanti, che sono considerati sempre più come lavoratori intercambiabili, non necessariamente dotati di competenze, obbligati a dedicare il massimo del tempo alla facoltà con una remunerazione il più possibile modesta.

L’amministrazione ha trasformato la facoltà in un'"impresa" puramente economica, in cui le spese per la qualità dell’insegnamento sono ridotte al minimo. Uno degli obiettivi dell’amministrazione è stato quello di ridurre i rischi a livello economico, cosa che si è tradotta nel licenziamento dei professori che non erano complici di questa politica, e con la repressione degli studenti attivi, chiamati spesso in presidenza e minacciati di continuo, a volte espulsi.

Nessuno all’interno della facoltà finora aveva reagito apertamente, la situazione era “regolata” dal preside a porte chiuse.

 

La violenza più evidente si riscontra nel basso livello dei corsi, che dà l’illusione di acquisire delle competenze generali e che invece lascia gli studenti in uno stato di ignoranza rispetto alla loro incompetenza reale.

Un esempio emblematico, che si è verificato negli ultimi tre-cinque anni, è l’interruzione delle discussioni durante i seminari, in cui alcuni professori incompetenti scoraggiano gli studenti che leggono e studiano autori “malvisti” nella facoltà, come Bordieu e i costruttivisti. Questo ha fatto sì che nel tempo il clima generale divenisse privo di stimoli. Due fattori sono stati determinanti: l’ingresso in facoltà di studenti niente affatto motivati, consci che i genitori avevano pagato per garantire loro il posto, e il lavoro di normalizzazione e censura di quelli che avevano dubbi, costretti ad un livello basso di insegnamento. A tutto questo si deve aggiungere la bieca propaganda nazionalista e religiosa da parte del preside.

 

Cosa pensi della mobilitazione di questi giorni?

 

Si tratta di un evento eccezionale nella storia recente dell’insegnamento in Russia. All’inizio degli anni ‘90 il movimento degli studenti aveva un carattere piuttosto carnevalesco, una mobilitazione fine a sé stessa, mentre in questo caso gli studenti hanno formulato rivendicazioni concrete ed esigono essi stessi un livello più alto d’istruzione.

Vi sono piu forze che si fondono all’interno di questa iniziativa: gli studenti che si sono ribellati  alle condizioni quotidiane divenute insostenibili, ma anche gli studenti che stanno accumulando, malgrado la politica anti-intellettuale dell’amministrazione, un bagaglio di competenze che permetta loro di maturare una consapevolezza rispetto al basso livello d’insegnamento proposto dalla facoltà.

Si sta creando una rete che vede la partecipazione di studenti di altre facoltà, di militanti di sinistra e liberali, di professori e intellettuali noti e affermati. E’ molto importante anche la  presenza  della stampa. Gli studenti finalmente stanno diventando agenti attivi nelle dinamiche dell’insegnamento, e vogliono dimostrare di essere capaci di cambiare essi stessi la situazione in cui si trova la facoltà.

 

Cosa hai fatto in questi ultimi giorni?

 

Ho partecipato alle discussioni con gli studenti per l’elaborazione del loro programma. Sono rimasto positivamente colpito dalla maturità e dalla capacità pratica di riappropriarsi del loro ruolo nella facoltà in condizioni tanto sfavorevoli. Mi sono impegnato alla diffusione delle loro rivendicazioni, li ho messi in contatto con professori e militanti europei, e ho dato un'interpretazione di questa iniziativa in un'intervista al portale di informazione Polit.ru, non solo per esprimere il mio punto di vista, ma anche per reagire contro le teorie del complotto che hanno cominciato già a circolare su Internet (sui blog, nei commenti agli articoli) e nella comunicazione ufficiale dell’amministrazione della facoltà. Il preside, infatti, ha indetto una riunione con gli studenti e i professori, in cui ha condannato questa protesta come un’azione pagata da qualcuno per gettare ombra sul prestigio della facoltà -  prestigio già fortemente compromesso, a dire il vero. Questa interpretazione suppone che non si tratti di una rivolta studentesca o di un movimento spontaneo contro le condizioni della facoltà, ma di un'azione politica o di una forma di pubblicità occulta organizzata e pagata dai rivali del preside o da alcune forze politiche ignote ma potenti (americani, membri dell’amministrazione statale, oligarchi).

La cosa assurda è che questa versione è sostenuta non solo da alcuni professori e dalla minoranza degli studenti, ma anche da persone che non fanno parte della facoltà  e che sono pronte a credere a qualunque cosa, tranne che alla possibilità che tale protesta provenga dall’interno. Questo dimostra lo stato di sottomissione all’amministrazione della facoltà. La teoria del complotto si nutre della posizione oppressa, che genera fantasmi.

 

In seguito alla discussione con i miei colleghi russi e alla diffusione dell’informazione tra i miei colleghi stranieri, che hanno la sensibilità per sostenere questa iniziativa, sta arrivando il sostegno dall'esterno. Arrivano numerose lettere e telefonate all’amministrazione della facoltà di Sociologia e dell’università, che sembrano poter cambiare l’equilibrio della situazione in favore degli studenti.

La minima cosa che si può fare è firmare loro petizione. Tra l’altro gli studenti vogliono organizzare una riunione pubblica alla presenza del preside della facoltà e del rettore, a cui ho intenzione di partecipare. Parallelamente discuto con i miei colleghi sulla possibilità di organizzare un’azione di solidarietà professionale con gli studenti e di creare eventualmente una commissione interdisciplinare, anche internazionale, per valutare la qualità dell’insegnamento presso la facoltà.

 

Quali  pensi saranno gli sviluppi?

 

Lo sviluppo della situazione porterà, spero, a un largo consenso rispetto a questa iniziativa. L’amministrazione della facoltà e dell’università non vuole uno scandalo. Preferisce che la causa finisca in silenzio. Gli studenti sono sicuri di continuare e per questo diventano ogni giorni piu consapevoli, ma hanno bisogno di un appoggio forte, internazionale, in grado di rendere la loro iniziativa irreversibile, un punto di non ritorno.

Credo che presto sarà organizzata una manifestazione di solidarietà all’università, e vorrei invitare tutte le persone sensibili a sostenere questa iniziativa coraggiosa e importante.

 

Qualche link interessante, per chi conosce il russo:

www.trud.ru/issue/article.php?id=200703060370302

www.novayagazeta.ru/data/2007/16/31.html

http://www.polit.ru/science/2007/02/28/dobre.html

http://olegivanov62.livejournal.com 

http://forum.gfk.ru/forum/message.html?id=48279

- L’articolo di Alexander Bikbov sull’iniziativa del preside della Facoltà di Sociologia per il ripristino della pena di morte

- Un articolo di Alexander Bikbov scritto con il collega Stanislav Gavrilenko, dedicato alla dipendenza della sociologia russa dalla politica, in particolare la parte sui manuali di sociologia, di cui uno dei casi esemplari è il manuale del preside della facoltà, che impone agli studenti una visione conservatrice pretendendo di dire l’ultima parola in fatto di scienza.

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categoria:05 la schiena di saša, 06 rufrita/brividi sulla schiena
mercoledì, 14 marzo 2007

In questi giorni sto seguendo da vicino un gruppo di studenti di Sociologia dell'Universita statale di Mosca Lomonossov (MGU), che stanno protestando per ottenere migliori condizioni di vivibilità e di studio.

Si tratta di una situazione abbastanza eccezionale, vista la passività abituale degli studenti russi.

Aggiornamenti su questo blog. E chi volesse informazioni in tempo reale può scrivermi un'e-mail.

Ecco il comunicato degli studenti russi, che ho tradotto in italiano (disponibile anche in inglese, francese e tedesco):

 

APPELLO DEGLI STUDENTI DELLA FACOLTÀ DI SOCIOLOGIA,

UNIVERSITÀ STATALE DI MOSCA LOMONOSSOV

 

 

Noi, un gruppo di studenti della Facoltà di Sociologia dell’Università statale di Mosca, abbiamo domandato all’amministrazione della facoltà di migliorare la qualità dell’insegnamento e le condizioni della vita quotidiana nella facoltà, e di porre fine alla sua propaganda reazionaria e ultranazionalista. In risposta alle nostre domande, l’amministrazione ha adottato misure repressive: ha fatto arrestare dalla polizia i nostri amici provenienti da altre università, venuti a distribuire volantini all’ingresso della facoltà, e alcuni studenti sono stati minacciati. La presidenza e il consiglio degli studenti hanno scritto una lettera al rettore per impedire azioni di protesta, manifestazioni o assemblee non autorizzate all’interno dell'università. E’ un tentativo di farci tacere e di nascondere la situazione drammatica della nostra facoltà.

 

Negli ultimi anni i corsi alla facoltà si sono svuotati di contenuto. L’amministrazione ha ridotto il numero dei seminari e delle esercitazioni pratiche; stanno diminuendo a vista d’occhio i corsi delle discipline complementari; i professori esterni sono invitati sempre più raramente a tenere dei corsi; le domande in sede d’esame si riferiscono ad un manuale imposto dal preside. La presidenza ha distribuito a tutti gli studenti un bollettino che cita i «Protocolli dei Savi di Sion» come “fonte di verità” e accusa i massoni e i sionisti di controllare il sistema finanziario mondiale.

 

Le condizioni della vita quotidiana all’interno della facoltà sono diventate insostenibili. Non disponiamo di una biblioteca e vi è una carenza di aule. Non esistono impianti di aerazione. Nell’edificio si trovano dappertutto sistemi di videosorveglianza, di cui l’amministrazione si serve per  seguire gli studenti “sospetti”. Il sistema di controllo all'ingresso della facoltà – bloccato da tornelli - è eccessivamente rigido. I vigili sono spesso maleducati e arroganti con gli studenti.

 

Esigiamo un cambiamento della struttura dei corsi, l’invito di professori competenti e ricercatori affermati a tenere dei corsi, le informazioni sui programmi di scambio con le università straniere, la sostituzione dei vigili arroganti, l’abolizione del sistema umiliante di controllo all’entrata della facoltà e il miglioramento delle condizioni della vita quotidiana.

 

Esigiamo un incontro pubblico con il preside della facoltà e il rettore dell’università. Il nostro obiettivo principale è di migliorare la qualità dell’istruzione nella facoltà e di cambiare le condizioni generali per noi studenti, ma anche per gli insegnanti, alcuni dei quali hanno già dato il loro sostegno.

 

Vi chiediamo di diffondere questo appello tra i vostri amici e colleghi. Sosteneteci scrivendo alla presidenza della facoltà e al rettorato dell’università, in qualunque lingua (e in copia al nostro indirizzo, per favore: info@od-group.org) per esprimere la vostra solidarietà con le nostre rivendicazioni.

 

Segreteria dell’Università statale di Mosca : tel. +7-495-939-36-67;

fax : +7-495-939-22-64;

e-mail: press@rector.msu.ru;

Viktor Antonovitch Sadovnitchi, Rettore dell’Università statale di Mosca :

tel. +7-495-939-10-00;

fax : +7-495-939-01-26;

e-mail: info@rector.msu.ru;

Vladimir Ivanovitch Dobrenkov, Preside della Facoltà di Sociologia :

 tel./fax : +7-495-939-46-98;

e-mail: vid@socio.msu.ru ou theory@socio.msu.ru;

Amministrazione della Facoltà di Sociologia: e-mail : soc@socio.msu.ru;

fax: +7-495-939-46-98.

 

 

Firmate per sostenere le nostre rivendicazioni: http://www.od-group.org/subscribe

 

Per informazioni più approfondite in russo, vedi il sito www.od-group.org

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categoria:05 la schiena di saša, 06 rufrita/brividi sulla schiena
giovedì, 08 febbraio 2007

Ho appena letto questo articolo a Saša. Amarezza nelle ciglia che si chinano sulla tastiera, per avere più notizie di questo ricercatore russo con una borsa di studio alla Bocconi che, sfinito dalle difficoltà buracratiche, ha deciso di lasciare l’Italia per andarsene in Olanda. Lì è tutto più semplice, dice.

Abbiamo ripensato a tutte le trafile – di moduli, impronte digitali, colloqui-interrogatori, lettere di invito, analisi, assicurazioni, registrazioni - passate, presenti e a venire, presso Commissariati, Questure, Prefetture e Consolati di Roma-Mosca-San Pietroburgo-Parigi. Alle scene grottesche e umilianti a cui abbiamo assistito, per i miei visti continui e il suo permesso di soggiorno in Italia, degne della miglior commedia all’italiana. Ai forum infiniti su Internet, in cui si cerca una risposta che si trasforma in ventaglio di dieci risposte diverse. A tutti quelli che, prima e dopo, saranno costretti a rinunciare, grazie alle leggi in vigore.

Un mostro a quattro teste, spesso indomabile,  che prende troppo tempo ed energie, che mette a dura prova l’onestà e la buona fede. Non resta che insistere, resistere, graffiare e addolcire il paradosso. Per attraversare il mostro e uscirne.

Annoterò qualche scena qui, dialoghi surreali della realtà.              

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categoria:05 la schiena di saša, 06 rufrita/brividi sulla schiena
martedì, 14 novembre 2006

(A Gao Xinjiang, che mi è vicino nella scrittura e definisce le mie architetture un miracolo)


Non c'era titolo, non c'era quadro, mi ha detto in un rigurgito di sospiro.

Una maschera unica, le foto delle maschere di Venezia appollaiate l'una accanto all'altra, e di fronte uno specchio, una finestra centrale che non dava sulla strada ma su un altro mondo. La finestra che riflette lei, la maschera, la magrezza di lui, la sua pacatezza orientale perversa e infusa di tè verde. Una finestra all'indentro, che ingoia i quadri, le montagne nei quadri, le ombre che si muovono nelle montagne dei quadri, il bianco e nero di quello che è nel quadro e che si dilata all'esterno, esterno rinchiuso, in una confessione fatta con le mani dietro la schiena, nella posizione in cui ci si mette per guardare meglio i quadri. Con il seno gonfio di pitture fatte su carta di riso. Con le mani di lato, a mostrare gli anelli, che lui guarda nello stesso istante in cui coglie i capezzoli appena coperti, la tartaruga che potrebbe essere cinese e ha anche la forma di una vagina, le lacrime appannate e infilate di colpo negli angoli dei suoi denti, la scrittura universo segreto, se ti senti scrittrice la tua vera vita è lì, devi scrivere solo per te, devi dare tempo alla tua scrittura, darti tempo, ma io non vedo più tempo, dice lei, e so che muoio in questo momento se non scrive di lui, del suo ascolto, cos'è lui?, un guru, una necessità, un pretesto? Le sembra un registratore acceso, in grado di captare ogni linea non sospetta, di incamerarla in un megafono per propagarne le onde fino alla cima delle montagne. Lui è il silenzio che la fa parlare, il mare piatto del primo pomeriggio che la fa distendere, e lei arriva al bagno, alle cornici, sulla punta della teiera, sul bordo della pagina, uno dal profumo austero l'altro più saporito e rilassato, lei osa parlare come se lui fosse un bambino, la grande pace dove abbandonarsi e piangere. Lei ricorda l'albero della sua stanza da piccola, il tentativo di strangolamento di R., la metamorfosi del corpo e dello spirito, mentre l'angolo della pupilla di lui cuce l'orlo del pantalone di lei, seguendone il percorso lento, a volte astruso, di confine, di contrasto tra tanti paesi, città, spazi, visioni. Lei gli ha parlato dell'uccellino senza piume che nel sogno le beccava la guancia, e di come lei lo abbia afferrato fino quasi a farlo morire. Gli ha detto della zappa con cui lei raccoglieva il letame vicino al letto per tirarlo dall'altra parte del muro, salvo poi ritrovarlo intatto, diviso in tante piccole montagne, minaccia permanente nel sogno, sognare il letto mentre si sta nel letto, sognare di alzarsi e di vedere il marito russo che parla e lei che non capisce e gli chiede di ripetere, tutto questo, lei, vorrebbe che lui stanotte lo annotasse nel segreto della carta e del suo sesso. E' come entrare in una grande pace, così mi ha ripetuto di lui e della sua casa, e lei lo sentiva già da prima, per questo si era tanto agitata, per riposare tutto il veleno accumulato. Ha creato da sola la scena, il sipario, e lui le ha dato i testi da leggere, da rileggere in sua presenza a cena, nel suo studio, forse danzante, forse quasi nuda.

Lo specchio ci ha ingoiati tutti e due, alla fine, mi ha detto lei, o forse siamo stati noi a buttarci dalla finestra e a suicidarci nella nostra immagine. Quando sono uscita, mi ha detto, nulla era cambiato, tanta folla in metropolitana, l'ansia latente, l'affanno delle lancette. Siamo cominciati e finiti là, nel nulla, era un sogno o era la spiegazione del sogno che avrei voluto fare, ha aggiunto.

Lo specchio è una prigione, come quelle di cui Saša ha parlato oggi a Mosca durante il suo convegno, lo specchio ci ha urtati nello scarto di un pericolo già avvistato. Troppi luoghi diversi nella testa, troppe illusioni, troppe lingue. Lui sapeva della lingua segreta delle donne cinesi, del loro pianto, del loro alfabeto. La lingua segreta, l'utopia del mio libro, mi ha detto. Un altro scrittore, un altro artista, un'altra illusione, si è lamentata. Ma quell'immenso specchio ci ha salvati, dilatando spazi di rovine, ha poi mormorato. Io l'ho vista lei, oggi, parlare con Gao Xinjiang, Premio Nobel per la Letteratura. Io l'ho vista, Francesca, che poi, man mano che si avvicinava allo specchio, è diventata Federica, io l'ho vista, lei, io, Frida Baskova di San Pietroburgo, al punto che quando lo specchio l'ha respinta e poi accolta, in un rimbalzo continuo, lei ha visto me, ed io ero ormai lei, la sintesi sublime di elementi italiani, francesi, russi, io l'ho presa, il suo sorriso vocale, lei mi ha preso, proprio nel centro, e ci siamo ricongiunte morte e felici, e lui, lo Scrittore, ha scelto di accompagnarci. Erano le 18.20 di un pomeriggio settembrino, a Parigi. C'era qualche nuvola in cielo. E sotto, lo specchio schiacciato in un'enorme distesa di sempre. Per scrivere sempre.

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categoria:05 la schiena di saša, 06 rufrita/brividi sulla schiena
venerdì, 03 novembre 2006

06_vino_vodka

Yasenevo, periferia di Mosca, una quasisera di settembre. Insegne sui chioschi inneggianti all'alcol.
La casa di Saša è a qualche fermata d'autobus.
Qui Vladimir Sorokin, autore contemporaneo molto criticato, simbolo del postmodernismo russo, ha vissuto e scritto i suoi primi libri. Al confine tra la città e la foresta. Dove cumuli di palazzoni-foglie si levano verso il cielo, nuvole basse in attesa di un riscatto. Della neve.

(leggete cosa dice di questa zona lo stesso Sorokin, all'indirizzo
www.russianecho.net/libri/zombi.asp)

e ancora torna il volto di un cinquantenne stanco di metropolitana, uovo ipnotizzato rugoso, a sovrapporsi con una fotomodella appicciccata al muro, oltre il vetro del vagone, pubblicità di cantici ai rubli trasformati in bacchetta magica                 


ma il motore romba e nessuno sente

 
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