venerdì, 02 febbraio 2007

Mais cette histoire n'est pas celle de mon enfance. Je suis partie à la recherche de ma vie de maintenant, et tente seulement de déceler mes premières traces sur une piste où je ne cesse de venir. Laissons Nastia, qui fut le visage et le sein penchés sur moi le jour, la nuit, sans cesse. Elle m'a donné une Russie profonde dont je ne sais rien aujourd'hui, mais qui survit peut-être dans mes actes de Française - comme la terre ancienne dans le pain quotidien.

 

(Dominique Arban, Le passé défini, Paris, Morgan, 1964, p. 86)

 

E’ all’IMEC che mi ha trovata, Dominique Arban (Mosca 1903- Parigi 1991).

Vero nome: Natasha Huttner. Nazionalità: russa. Origini: ebraiche. I primi indizi, che ho seguito fino alla Pushkinskij Dom di San Pietroburgo. Di lei ho parlato il 20 gennaio 2007, nel corso del seminario Génèse & autobiographie organizzato dall’ITEM a Parigi, all’Ecole Normale Supérieure. Di questa opportunità ringrazio Catherine Viollet e Claire Paulhan.

Le sue parole - dure e lievi di coscienza dolorosa - sono tornate a riflettersi nei rami spogli, oltre l’aula Paul Celan, e a spandersi come spighe impazienti.

Quanto ho detto due settimane fa diventerà un articolo, in francese e in italiano.

Qui lei per prima, che sarà presente nel mio prossimo romanzo, occuperà lo spazio dedicato alla scrittura dell’erranza e dell’esilio.

 
Résumé

Francesca di Mattia : Intertextualité entre écriture romanesque et écriture autobiographique chez Dominique Arban

L'exposé concerne Dominique Arban (née Natacha Huttner), écrivain, spécialiste de Dostoievski et critique littéraire née à Moscou en 1903 et venue à Paris avec ses parents en 1914.

L'objectif est de présenter un exemple inhabituel d'intertextualité, à travers l'analyse du roman Le passé défini (Morgan, 1964) et de l'autobiographie Je me retournerai souvent... (Flammarion, 1990): une confrontation entre écriture romanesque et écriture autobiographique. Une série de fragments, identiques et également présents dans les deux textes, s'insèrent dans un contexte différent, qui révèle un travail de déconstruction et de composition de l'auteur par rapport à soi-même et aux temps de son écriture.

On retracera la reprise dans le texte autobiographique des sujets-clés qui constituent une partie importante du roman publié presque trente ans auparavant: la frontière entre la langue russe et la langue française, la mémoire réécrite de l'enfance en Russie et de la nouvelle vie à Paris, la perception du passé et du présent dans les espaces extérieurs et intérieurs.

venerdì, 02 febbraio 2007

Trasformare gli archivi in voci che non capisci da dove vengano, farli risuonare negli interstizi degli scaffali di un’abbazia-biblioteca, renderli lancia, crisi, resina, spunto appuntito e appunto contrappunto. La mia esperienza umana e professionale all’IMEC–Institut de la Mémoire de l’Edition Contemporaine,  in un articolo pubblicato nel 2005 sul Bollettino dell’AIB–Associazione Italiana Biblioteche.

L’inizio di un nuovo anello della spirale, collegato al prossimo post  e ad altri che seguiranno su questa residenza di scrittice e gestionnaire culturelle, dove le Russie hanno cominciato a rivelarsi e a incunearsi nelle mie strutture, fino a piegarle, deformarle e annientarle per spingermi verso un destino e una destinazione mai – mai - immaginati prima.

L'IMEC, archivio vivente

Conosco l'AIB da diversi anni, ormai. Dopo la laurea in Lettere moderne ho frequentato la Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell'Università "La Sapienza" e in seguito ho preso il Diploma di Biblioteconomia presso la Scuola Vaticana.

Già durante i miei studi visitavo spesso il sito Internet dell'AIB, per approfondire la conoscenza delle attività legate alla professione di archivista e bibliotecario: l'aggiornamento dei professionisti, i convegni, i progetti legati ai fondi d'archivio.

Nel 1998 ho avuto la possibilità di lavorare sei mesi alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, e di conoscere personalmente Giuliana Zagra e il suo lavoro nell’AIB.

Negli anni successivi, pur essendo responsabile dei contenuti per un’azienda televisiva, ho continuato a seguire da lontano il mondo degli archivi e delle biblioteche, e ho stabilito un contatto con Yannick Maignien, il Direttore del Centro Risorse dell'Ambasciata francese a Roma, che si è rivelato interessante e costruttivo: alla fine del 2003 ho lasciato il mio posto fisso per specializzarmi sui progetti di cooperazione culturale tra la Francia e l'Italia.Jean-Nöel Mathieu, il direttore dell'ACCR - Association des centres culturels de rencontre (Parigi), che gestisce in dodici paesi europei, con il finanziamento del Ministero della cultura francese, più di quaranta monumenti restaurati e riutilizzati per progetti culturali e artistici, mi ha offerto una borsa di manager culturale presso uno dei centri esistenti: tra le varie possibilità, data la mia formazione, ho trovato naturale scegliere l'IMEC (Institut mémoires de l'edition contemporaine), che ha sede nel bellissimo complesso abbaziale di Ardenne, vicino Caen, in Bassa Normandia.

Qui si trovano gli archivi di grandi autori e filosofi del Novecento – tra cui Jean Genet, Alain Robbe-Grillet, Michel Foucault, Jacques Derrida, Roland Barthes –, e di editori come Flammarion, Hachette, Larousse et Le Seuil. I fondi sono a disposizione di studenti e ricercatori di tutto il mondo, e l'istituto organizza numerose attività culturali legate agli archivi e all'attualità letteraria. Ho presentato un progetto per favorire e valorizzare le relazioni con l'Italia (organizzazione nel nostro paese di mostre e convegni legati al tema degli archivi, di incontri con ricercatori e studenti, di seminari presso università e biblioteche), e parallelamente un progetto letterario, un romanzo ispirato all’Abbazia di Ardenne e ai fondi che l’IMEC possiede, soprattutto quelli di scrittori: creazione e riflessione artistica stimolata dal territorio e dal suo patrimonio culturale, in cui l’essere umano diviene “archivio vivente” all’interno di un universo di “letteratura nella letteratura”.
E adesso, che sono giunta quasi al termine di questa esperienza – da cui stanno nascendo altre possibilità di collaborazione per le attività da realizzare nel 2006 – posso dire di aver vissuto un periodo fondamentale per la mia crescita professionale.

Ho avuto modo, infatti, di svolgere le mie ricerche nella bellissima e funzionale biblioteca dell’Abbazia, di lavorare quotidianamente con il personale dell'IMEC, che si occupa sia della conservazione e classificazione degli archivi che dello sviluppo culturale, e di confrontarmi con ricercatori motivati, stimolati dalla splendida cornice di questa “cittadella del sapere”.

Quando ho cominciato a lavorare al mio progetto ho subito pensato di parlare con Giuliana Zagra, per chiederle di darmi qualche consiglio e di aiutarmi a contattare università, biblioteche ed archivi presenti in Italia. Le ho proposto di organizzare una visita all'IMEC di professionisti del settore, e lei, che già conosceva questo istituto seppur indirettamente, ha subito accettato con entusiasmo: il 17 e 18 ottobre 2005 è arrivata ad Ardenne una delegazione italiana composta da addetti ai lavori - bibliotecari e archivisti.

Il 17 ottobre, dopo una presentazione generale del personale dell'IMEC, il gruppo italiano guidato dal Direttore delle collezioni Philippe Charrier, ha visitato gli archivi sotterranei, gli uffici dove questi vengono trattati, e l'abbazia che ospita la biblioteca (dove lavorano i vari ricercatori).

In seguito Albert Dichy, il Direttore letterario, ha parlato dei rapporti con i depositari dei fondi e delle iniziative di comunicazione e promozione culturale a livello nazionale e internazionale.

Nella mattinata del 18 si è svolto un momento di confronto molto interessante, in cui i rappresentanti italiani hanno avuto modo di presentare il loro lavoro e di suscitare un dibattito costruttivo sul trattamento degli archivi in Italia e in Francia, la nozione di "documento" e la sottile linea di confine tra le competenze degli archivisti e quelle dei bibliotecari. Ha inoltre formulato, sul tema delle raccolte pubbliche e private del Novecento, alcune proposte di collaborazione, da cui speriamo si sviluppino progetti concreti:

- partecipazione dell'IMEC alla prossima edizione del convegno annuale "Conservare il Novecento", che si tiene ogni anno a Ferrara, e che nel 2006 affronterà la tematica degli archivi d'editore;

- convenzione dell'IMEC con una o più scuole di Archivistica e Biblioteconomia presenti in Italia, per consentire a studenti e ricercatori di venire in visita e svolgere delle ricerche;

creazione di un link, nel sito Internet della Biblioteca nazionale centrale di Roma, che consenta l'accesso diretto alla banca dati degli archivi dell'IMEC;

- ideazione e realizzazione di un progetto scientifico al fine di individuare corrispondenze di autori, artisti e intellettuali italiani nei fondi dell'IMEC (per es. nel fondo di Jean Pauhan si trovano diverse lettere di Giuseppe Ungaretti). La stessa operazione potrebbe essere compiuta presso la Biblioteca nazionale di Roma, riguardo ad autori francesi;

eventuale traduzione in italiano di alcune pubblicazioni dell'IMEC, legate ai temi della lettura e dell'archivistica.

 

Un appuntamento importante, una tappa verso uno sviluppo maggiore dei rapporti tra la Francia e l’Italia in questo settore, tanto appassionante quanto complesso.

 

Francesca di Mattia

postato da: Barhatnaya alle ore 21:40 | Permalink | commenti
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