Quando ho cominciato a vivere in Russia mi sono persa. Senza condizioni. Senza resa. Non mi vedevo più, arrivavano prima e ancor prima del prima sovrapposizioni di davanzali, bacilli, nervi, versi d’altrove, una lingua natale che non riuscivo quasi più a parlare e un’altra che si era appropriata di me a piccoli passi, sostituendosi allo stato di dormiveglia, talvolta ai sogni. Mi trovavo in una giostra che girava all’infinito, che mi impediva di scendere nel terreno del ragionamento. Volevo afferrare tutto, in fretta, con avidità. Dare un senso definito e definitivo a questo Paese, a questa scelta, a questo amore. Ma i veri viaggi, quelli che diventano il quotidiano, il ripetitivo dove cogliere l'essenza, non si fanno capire. Chiedono lentezza, pazienza, vuoto in cui collocarsi e prendere posto, forma, parola. E a poco a poco, senza accorgermene, il Magma di ferro ha succhiato in un calco la mia sagoma, la pelle, le anime di donne diverse che talvolta si incontrano in me, ed è divenuto la terza lingua che cercavo. La Deviazione per eccellenza. La linea che esce dal cerchio verso una nuova utopia, funambola.
La Russia è Saša B., Artem M., Olessia K., Stanislav G., Andreï L., Saša S., Arcadi D., Elena S., Dmitri K., Saša P., Miša G., Sonia L., Maria K. E' la perdita totale dell'orientamento, lo stupore-sconcerto che mi prende a schiaffi, la contraddizione enorme che mi porto dentro da quando non ero ancora nata e che ho riconosciuto, la mancanza di appigli del piede, che non va oltre la neve e non riesce a posarsi. E' la Storia e le Storie, di cui non sapevo nulla se non nei libri letti nell’adolescenza. E' una sensualità volatile, maldestra ma insaziabile, lo sguardo delle studentesse che disegnano la mappa nascosta della loro città, dei luoghi in cui vorrebbero portarmi. E’ la polizia che mi ferma con arroganza, che vuole essere pagata in cambio di tranquillità per continuare il giro turistico. E' un desiderio amaro, aggressivo, baro, che se seguissi non so dove mi porterebbe. E' la poesia letta nei caffè - all'inizio indecifrabile - che sfiora i palazzi, nelle varie luci e controluci, nell'illusione reale. E' il grado più alto di violenza, eclettismo, tormento, malinconia e rabbia che mi abita in profondità e gioca al rimbalzo, che credevo di aver perso, o almeno dimenticato. La Russia è pericolosa, di un pericolo a cui ti abitui e che quando ti allontani senti sciogliersi in nostalgia insostenibile. La Russia è putrefazione, alcol, fuoco, cenere da cui tutto ricomincia. Alla fine della ulitsa, in giugno, la Russia - ma poi solo alcuni angoli, vicoli, riflessi - siamo io e un'ombra, un abbraccio prolungato, affilato, pronto alla fine. La Russia non esiste, esistono le Russie, e le Russie sono parole scritte su lattine schiacciate, stivali luccicanti, androni maleodoranti, strattoni in metropolitana, fogli gettati in un canale alle due di mattina che faranno il giro di tutti i mari e ritorneranno a noi con altri alfabeti.
In Russia ho tra-s-critto volti, episodi, assenze, gesti, vagoni, miserie, case, scalinate e scale mobili, foreste, versi. Un cumulo di quaderni, fotografie, file audio e video, giornali, libri. Tutto questo materiale si è raccolto da solo, nella mia vita di ogni giorno. Lì-qui non mi sono mai sentita una reporter. Semplicemente ero-sono lì-qui, perché la mia vita è diventata anche russa, che io lo voglia o no. Non c’è bisogno di spiegare qualcosa, se quel qualcosa lo sei già. Ma agli altri, a quelli che sono rimasti, devo dire, e mostrare. Tras-mettere alle mani, alle orecchie, agli occhi.
Per questo ho cominciato a scrivere un nuovo libro. Nuovi racconti, di cui pubblicherò sul blog alcuni brani.
E da dicembre collaboro con il portale Wuz. Ho ideato una sezione intitolata Note di vita e letteratura russa (ma non solo) tra Roma, San Pietroburgo e Parigi, dedicata alla letteratura russa in Italia e in Francia e ad altre iniziative e persone che riuniscono i tre Paesi. Traduzioni dal russo e in russo, presentazione di testi inediti, incontri con responsabili di case editrici, autori, organizzatori culturali (di Mosca, di San Pietroburgo, della provincia). In questo ultimo anno ho letto romanzi, saggi, riviste cartacee e on line, ma soprattutto ho conosciuto gli scrittori e i poeti che oggi vivono in Russia e fuori della Russia, alcuni dei quali mi sono divenuti cari. Analizzando i processi che costituiscono il "triangolo culturale" in cui mi distendo e comprimo, penso sia importante colmare un vuoto, e cercare di modificare la percezione occidentale, spesso stereotipata, di quello che arriva - se arriva - dalle tante e contraddittorie Russie.
Il primo articolo: La Biblioteca Gogol' e la mostra Mal di Russia Amor di Roma
Da secoli esistono importanti legami tra la Russia, la Francia e l’Italia. Che eredità ci ha lasciato questo patrimonio letterario, artistico e architettonico? Quali sono oggi i rapporti tra i tre Paesi, i progetti di cooperazione, le influenze reciproche, gli elementi che accomunano e allontanano culture tanto diverse per alcuni aspetti e vicine – talvolta in modo inatteso - per altri? Questa iniziativa vuole essere un’occasione per far scoprire le numerose e stimolanti connessioni che ancora oggi esistono.
Ecco allora che partendo dall’attualità, da situazioni vissute “in tempo reale” in Russia, si può arrivare a parlare di letteratura, cinema, televisione, per disegnare una mappa delle sfaccettate situazioni culturali e sociali di un paese in continuo fermento. Per mettere in luce il gioco di specchi tra la Russia, l’Italia e la Francia, che è ancora vivace anche se più “sotterraneo” rispetto al passato. Per trovare nuove possibilità di scambio e arricchimento, anche con la collaborazione dei lettori di Wuz.
E ora, solo musica.
I have time but I can’t wait any longer
And I have night but there are no dreams
And I have white days
And white mountains and white ice
But all I really need
Is a few words and a space to step into.
Kino, Mesto Dlya Shaga Vperyod (A Space to Step Into), 1988